venerdì 31 luglio 2015

5. Niente Askja e Niente Balene


Il programma originale prevedeva per oggi la salita al vulcano Askja percorrendo, fin dove possibile, la famosa pista con i suoi insidiosi guadi, oppure in alternativa, l’utilizzo di un mezzo 4x4. I forti dubbi sulla fattibilità dell’impresa sono stati spazzati via in un istante perché le piste F88 e F910, a causa delle forti nevicate, sono ancora chiusa e non si sa quando verranno riaperte, peccato.

Myvatn
Avevamo comunque previsto un Piano B da attuare in caso di maltempo e/o impossibilità di salire al vulcano.
Iniziamo la giornata completando il periplo del lago Myvatn constatando a nostre spese che quanto riportato dalle guide riguardo i moscerini è purtroppo vero. Ad ogni sosta veniamo assaliti da milioni di piccoli insetti che si posano ovunque tentando di entrarti perfino in bocca e nelle narici. Fortunatamente però non pungono.
Lasciato il lago, puntiamo verso Husavik, importante base di partenza per l’avvistamento delle balene. Prendiamo qualche informazione ma poco convinti sulla reale possibilità di vedere veramente da vicino questi animali, lasciamo perdere dedicandoci invece alla visita del museo a loro dedicato.

Husavik

Impegnamo il resto della giornata girovagando a zonzo tra questi fiordi che ci regalano ancora una volta delle forti emozioni. Nel pomeriggio siamo ad Akureyri, seconda città d’Islanda con circa 20.000 abitanti, dove ci installiamo in un bel appartamento in pieno centro cittadino.

Akureyry
Come in tutti i paesi e cittadine d’Islanda anche qui non c’è molto da scoprire, a parte una chiesa moderna un po’ stravagante e qualche abitazione di inizio ‘900 perfettamente restaurata.
Mi stupisco di vedere ormeggiata nel piccolo porto la gigantesca nave da crociera MSC Splendida che verso sera molla gli ormeggi allontanandosi con i caratteristici tre squilli di sirena. 


MSC Splendida

Capisco le esigenze del turismo internazionale, ma per quanto mi riguarda, vedere un simile bestione tra questi piccoli fiordi è come ricevere un pugno nello stomaco.
Per cena scegliamo un affollato ristorante che propone specialità locali tra cui la gettonatissima carne di balena che anch’io, con un piccolo senso di colpa,  per curiosità voglio assaggiare.
Mi portano un bel bisteccone al sangue alto un paio di centimetri cotto sulla griglia. E’ una carne tenerissima, totalmente priva di grasso, dal sapore leggermente dolciastro e con un retrogusto caratteristico che mi ricorda qualcosa che però non riesco a identificare. Direi buona ma non eccezionale. La nostra fiorentina, con o senza osso, è decisamente migliore e comunque il suo sapore non giustifica certo la caccia che alcuni paesi, tra i quali l’Islanda, continuano a praticare.

Scopriamo a nostre spese che da queste parti la notte del sabato sera è molto movimentata. Fino alle 4 del mattino dalla piazza sottostante rimbalzano rumori, canti, schiamazzi e sgommate di auto. Al mattino lo squallido spettacolo che si presenta ai nostri occhi ci lascia senza parole. La piazza è ricoperta da ogni genere di immondizia, bottiglie, sacchetti di carta, cartoni per pizze ecce cc. Bah è il modo con cui si divertono gli islandesi nel fine settimana comprensivo anche degli innumerevoli giri in auto ad anello per le vie del paese stile criceto in gabbia.


Con un tempo splendido iniziamo la tappa di oggi che si sviluppa totalmente lungo i fiordi a nord dell’isola. Siamo circondati dal mare e da dolci colline verdeggianti ricoperte da prati e pascoli dove brucano indisturbate le pecore e le mandrie di cavalli islandesi, una vera ricchezza per il Paese.


Lungo il tragitto superiamo soltanto rari villaggi completamente deserti. Riusciamo a prenderci un caffè ad Olafsvik alle 10, orario standard di apertura delle attività commerciali. Il posto è molto carino, con un grazioso porticciolo dove sono ormeggiate le barche dei pescatori, unica attività della zona affiancata da piccole fabbriche per la lavorazione del pescato. Per il resto sembra che gli Islandesi si stiano dedicando prevalentemente al turismo puntando molto al business delle guesthouse. Data la scarsa ricettività alberghiera, le questhouse stanno sorgendo un po dovunque ricavate sovente da vecchi edifici ristrutturati. 

Di norma non c’è personale salvo 2 / 3 ore al giorno per ricevere gli ospiti. In alcuni casi non c’è proprio nessuno, bisogna telefonare e di li a poco si presenta un addetto per consegnare le chiavi e riscuotere. Il bagno è sempre in comune e si può usufruire di una cucina attrezzata dove spesso i turisti più organizzati si cimentano nella preparazione di elaborate cenette.























  Proseguendo nel nostro giro ci troviamo frequentemente di fronte ad immense distese di lupini artici, stupendi fiori lilla che avevamo visto anche in Patagonia. Michele li ha sopranominati “i fiori del freddo”.

Olafsvik




A Saudarkrokur c’è più movimento del solito e un discreto quanto fastidioso passaggio di auto. Ci sono tre ristoranti completamente pieni e dopo una breve attesa ci accomodiamo nel migliore. Da queste parti si cena già a partire dalle 18:30.
Il menù prevede spesso il pesce del giorno o la carne del giorno ma ci è capitato anche di vedere "il cavallo del giorno". Ordinando il piatto principale di norma nel prezzo è compresa anche una buona zuppa di funghi o di carne e il buffet di verdure. Per una cena, comprensiva di una buona birra Viking Classic (ambrata), si spendono circa 40/50 euro a testa.