venerdì 31 luglio 2015

6. La Pista F35 e i Fiordi del Nord Ovest


Oggi ancora bel tempo. Ci dirigiamo verso la Ring Road e dopo circa 50 km dalla partenza imbocchiamo la F35 che inizia lentamente a salire tra fattorie e pascoli punteggiati da mandrie di cavalli. 



Salendo, l’ambiente diventa sempre più aspro e selvaggio anche se un po' monotono. Dopo aver costeggiato un lago artificiale si arriva in vetta ad un lungo e brullo altopiano dove si trova la solfatara di Hveravellir.


Trattandosi di una pista che taglia l’isola da Nord a Sud mi ero immaginato che la strada corresse tra valli e vette innevate con panorami mozzafiato ma non è così.
Anche la pista si rivela diversa dal previsto. Prevalentemente dritta con un fondo ghiaioso che a tratti, senza preavviso, diventa sabbioso. 


Il vento in quota è molto forte e fastidioso così come fastidiosi sono i fuoristrada che si incrociano, noleggiati da maleducati turisti che ti passano senza rallentare, alzando enormi nuvole di polvere. Gli islandesi invece si riconoscono subito, sono più rispettosi, rallentano sempre e spesso si fermano per dar modo alle rare moto, a volte difficoltà a causa del vento, di passare senza pericolo.

Sulla Pista F35

La F35 per la quale avevo grandi aspettative si è rivelata in sostanza una delusione e a mio modesto parere non vale la pena di farla. Ci sono molte altre strade e piste in Islanda infinitamente più belle e divertenti.

Ripercorriamo la strada a ritroso fino ad incrociare la Ring 1 per poi passare il resto della giornata sul fiordo di Skagastrond fermandoci infine per la notte a Blonduos. Prima di andare all’unica guesthouse del paese ci fermiamo alla stazione di servizio per lavare le moto con le attrezzature messe a disposizione gratuitamente.



Laviamo anche pantaloni e stivali con la stessa lancia e il risultato è eccezionale.
A cena mangiamo per la seconda volta il catfish, un ottimo pesce di mare che non ha niente a che vedere con il nostrano pesce gatto d’acqua dolce.
Il villaggio è talmente piccolo che non si presta nemmeno per una passeggiata così verso le 22:30 andiamo a dormire.


Martedi 30 giugno. Lasciamo Blonduos con calma in direzione di Holmavik seguiti da un motociclista scozzese che abbiamo conosciuto la sera precedente. Come da previsioni il cielo è parzialmente nuvoloso e la temperatura di soli 8 gradi. 


Nei pressi di Stadur lasciamo la Ring 1 e imbocchiamo la strada per il N/O per trascorrere i prossimi tre giorni tra i fiordi tanto decantati. Ad Holmavik facciamo una sosta per il pranzo prima di inoltrarci sulla strada costiera n.61 che valica un passo alto solo 450 metri ma con neve a bordo strada e temperatura di 3 gradi. 


Il passo, a causa delle nuvole basse,  è completamente avvolto dalla nebbia e la discesa verso il mare risulta essere particolarmente impegnativa per il vento impetuoso che fa sbandare la moto da una parte all’altra della carreggiata. In compenso i colori molto accesi e contrastati di cielo, mare e montagne sono fantastici. 



Sono solo dispiaciuto che per colpa del vento non posso fermarmi a scattare qualche fotografia.
Questa è una zona davvero selvaggia, deserta e quasi del tutto disabitata. Per fortuna avevamo già prenotato l’hotel che raggiungiamo solo grazie alle coordinate gps percorrendo una decina di km di uno sterrato che risale la montagna.

E’ un lodge molto spartano ma accogliente, frequentato da amanti della natura, del trekking e del bird-watching. Ci sono anche la stalla con i cavalli, due enormi fuoristrada big foot utilizzati probabilmente dallo staff dell’hotel e due piscine delle quali una alimentata con acqua calda che sgorga spontaneamente dal sottosuolo. Per cena mangiamo vere trote selvatiche che ci dicono vengono portate fresche ogni pomeriggio da un pescatore locale. Io veramente avrei mangiato il pulcinella di mare affumicato che subito avevo adocchiato nel menù, ma poi dopo le rimostranze di Michele, non me la sono sentita … in fondo anche io ho un cuore.


7. Isafjordur - Patreksfjordur - Latrabjarg


Iniziamo bene la giornata con un breackfast eccezionale a base di salmone al cognac e vari tipi di formaggi di pecora, uno più buono dell’altro. Il tempo invece è piuttosto brutto con un forte vento che sta soffiando dalla sera precedente.


Queste zone sono veramente delle lande desolate e disabitate ed anche i turisti sono pochi dando la preferenza alle località più famose ed ospitali dell’isola.
Costeggiamo fiordi e valichiamo montagne da mattina a sera percorrendo anche oggi, come praticamente ogni giorno da quando siamo sbarcati, un centinaio di km su strade non asfaltate. In genere il fondo è ottimo e ben tenuto ma oggi, anche a causa della pioggia e del vento, lo sterrato ci ha messo veramente a dura prova. 



Più di una volta ho rischiato di finire a terra o peggio fuori strada in un dirupo a causa delle raffiche di vento che a mio parere superavano i 100 km/h. La moto da enduro con un buon pneumatico tassellato è veramente indispensabile se si vuole esplorare questa parte dell'isola.

Passiamo la sera a Patreksfjordur, un grazioso villaggio di 800 abitanti, ma che come al solito non vediamo in giro. Devo ritenere pertanto che gli islandesi non siano abituati ad uscire se non per necessità e passino la maggior parte del loro tempo tra le mura domestiche. Parlando di case devo dire che sono generalmente molto spartane, tirate su con quattro assi di legno, il tetto in lamiera preverniciata ed anche gli interni sono arredati con mobili da poco prezzo.


Non parliamo poi dell’esterno dove non esistono giardini e recinzioni. Forse hanno ragione loro a non curarsi troppo di queste cose e a dedicare pochissime delle loro risorse alla casa, contrariamente a ciò che facciamo noi che a volte ne facciamo una ragione di vita.


Ceniamo nell’unico ristorante aperto scegliendo tra due soli piatti nel menù: pesce del giorno o carne del giorno. Rischio con la carne e mi rendo conto di aver fatto centro quando mi portano un gigantesco filetto di lamb, cotto a puntino e dal sapore delizioso.
Finiamo la serata come sempre chiacchierando, guardando le previsioni del tempo e studiando l’itinerario per il giorno successivo.


Giovedì 2 luglio. Il tempo stamane è migliorato anche se ancora un po' nuvoloso ma soprattutto è cessato il vento. Partiamo senza antipioggia confidando nella buona sorte ma poi, dopo soli 50 km, la fortuna ci abbandona costringendoci a coprirci. Questo tratto della strada n.62 è ancora più selvaggio e deserto di quello di ieri. Non si incontrano abitazioni, fattorie e tracce della presenza umana per tratti di 150 km e più.
Naturalmente ne beneficia la natura incontaminata offrendoci scorci e vedute da cartolina inducendoci ad effettuare una sosta dopo ogni curva.

                                                Verso le 10 siamo nei pressi della deviazione per Latrabjarg dove sorgono spettacolari scogliere a picco sul mare alte fino a 500 m. Sembra anche che siano il punto più occidentale d’Europa. Purtroppo sono l’unico dei tre interessato a visitarle perché i miei due amici, un po intimoriti dai 100 km di percorso sterrato da fare sotto la pioggia e il probabile vento sul percorso insistono per il no e quindi rinunciamo…Peccato. Anche in questo frangente le grosse adv 1200, che di adventure hanno solo il nome, si sono dimostrate un limite.


Continuiamo fino a Laugar sulla bella strada n.60 fiancheggiata da torrioni di roccia scura che ricordano vagamente gli scenari dei film western.

Ci fermiamo per la notte in un hotel della catena statale Edda ricavato da un college universitario. Lo si desume chiaramente dalla disposizione delle camere, dai bagni in comune in fondo al corridoio e dalle vecchie foto alle pareti raffiguranti gli studenti che qui hanno soggiornato.
Per cena Artic Char come antipasto (simile al salmone ma più delicato) e dell’ottimo Cod Fish (merluzzo) con patate.



8. Snaefell - Reykjavik - Selfoss



Dopo un’abbondante colazione a base di trota e salmone affumicati lasciamo l’hotel in direzione della penisola di Snaefell meta della giornata. Il tempo oggi è più clemente, la temperatura sta salendo, il vento è cessato e si intravede un po di sole tra le nuvole.


Lungo la penisola ammiriamo il panorama che in questa zona è più dolce e rassicurante rispetto alle aspre e cupe montagne dei fiordi del N/O. Incontriamo anche molte più auto di turisti provenienti dalla capitale per un’escursione in giornata. Comunque anche oggi riusciamo a fare un centinaio di km di sterrato reso in parte viscido dalla pioggia ma sempre piacevole per chi come me è amante del fuoristrada. Probabilmente sarà anche l’ultimo poiché ci risulta che da qui in poi, nella parte sud, troveremo quasi esclusivamente strade asfaltate.


Un Bel Campo di Lava


Prima di Borgarnes, dove abbiamo deciso di passare la notte, facciamo una deviazione per visitare le cascate di Hraunarfoss e Barnafoss. Hraunarfoss è diversa dalle cascate visitate finora. 

Haraunarfoss
Non è alta ma si sviluppa su un fronte di 900 metri e l’acqua non scorre in superficie ma sgorga da sotto uno strato di lava.
Proseguendo sulla stessa strada per alcuni km e prendendo poi la pista F578 si giunge ad Hallmundarharun dove c’è un campo di lava che le guide definiscono come spettacolare. 



A noi non è sembrato nulla di eccezionale, molto meno spettacolare di altri campi di lava attraversati nei giorni precedenti, ma mi rimane forte il dubbio di aver sbagliato strada e di non aver raggiunto il sito.


Hallmundarhun
La guesthouse dove ci fermiamo per la notte consiste in realtà in un bed & breackfast vecchio stile. Due stanze messe a disposizione da una famiglia che le occupa normalmente così come l’unico bagno della casa.
La serata come al solito non offre nessuna attrattiva quindi puntata al ristorante, aggiornamenti via wifi e poi a letto.


In cucina c’è tutto il necessario per la colazione e Michele si cimenta ai fornelli preparando delle uova strapazzate degne di un concorso televisivo.

Il tempo oggi è discreto e fa anche stranamente caldo. C’è un po di disaccordo sul programma della giornata poi partiamo per Akranes che troviamo tappezzata di bandiere italiane. Che le abbiano esposte in nostro onore? Ne dubito, probabilmente sono i colori della cittadina che evidentemente è in festa.


Pingvellivatn
Lasciamo Akranes con questo dubbio dirigendoci verso Pingvellir, località famosa per aver ospitato il primo parlamento islandese in epoca molto remota.
Pingvellir è importante anche dal punto di vista geologico a causa di una spaccatura nel terreno, perfettamente visibile, che rappresenta il distacco di due placche continentali che si allontanano tra loro al ritmo di un centimetro all’anno.

Pingvellir

La tappa successiva è la capitale Reykjavik dove trascorriamo un paio d’ore passeggiando per le vie del centro nei pressi della famosa chiesa a forma di organo.

Centro a parte, ho trovato Reykjavik molto cambiata rispetto alla mia precedente visita di nove anni fa. In periferia sono sorte importanti arterie affiancate da moderni edifici, centri commerciali e capannoni industriali assomigliando sempre di più alle città dell’Europa continentale. 


Reykjavik














Reykjavik, con i suoi 200.000 abitanti resta comunque una cosa a sé nel panorama islandese caratterizzato invece da piccoli centri rurali che ancora mantengono, almeno per il momento, il loro aspetto originario.

Paolo vorrebbe andare alla famosa Laguna Blu per fare il bagno nelle sue vasche di acqua calda naturale ma poi, seguendo l’indicazione della Lonely Planet, optiamo per un’altra destinazione simile ma meno inflazionata dai turisti. Procediamo pertanto verso queste fantomatiche pozze naturali dal libero accesso che però non riusciamo a trovare, e vista l’ora, non ci rimane che andare a Selfoss dove prendiamo due camere nell’ostello locale.
Selfoss è una squallida cittadina che scimmiotta malamente la periferia americana e non ha nulla a che vedere con l’Islanda che abbiamo ammirato nei giorni precedenti. Anche la cena è in stile americano, con cibi precotti surgelati che è meglio dimenticare in fretta. Speriamo che allontanandoci dalla capitale le cose migliorino e tornino ad essere all’altezza delle nostre aspettative.



9. Geyser - Cascate - Spiagge Nere - Icebergs

Geisyr

Iniziamo la giornata sotto una pioggerella insistente per un’oretta circa poi il cielo si fa un po più chiaro, anche se rimane nuvoloso per il resto della giornata. La prima tappa è la visita del famoso sito geotermico di Geisyr dove tra pozze di acqua ribollente e fumarole c’è il famoso geiser che spruzza una colonna dìacqua e vapore alta trenta metri ogni sei minuti circa.

Il sito è affollatissimo di turisti di ogni nazionalità giunti da Reykjavik con autobus gran turismo o a bordo di mostruosi suv con gomme dal diametro pazzesco. Anche noi, come loro, ci mettiamo in attesa della fuoriuscita della colonna d’acqua con la speranza di fare qualche bello scatto.



Lasciamo Geisyr per la seconda visita della giornata che dista solo una decina di km: Gullfoss, la cascata d’oro che con il suo doppio salto si getta in un canyon lungo e profondo ricordando, con un po di fantasia, il Grand Canyon degli Stati Uniti.

























  Purtroppo manca il sole e pertanto non si forma l’arcobaleno tra la nube di acqua nebulizzata che si alza dal fondo valle ma lo spettacolo è comunque grandioso.


      
               
Il Vulcano Hekla
Visto che non piove decidiamo di prendere la strada che porta al vulcano Hekla fino a Burfell, punto dal quale lo si può ammirare in lontananza ancora completamente ricoperto di neve e ghiacci perenni. 

Saliamo oltre costeggiando un lago artificiale che sorge al centro di un enorme campo di lava a testimonianza di una sconvolgente passata eruzione. 
Poco più avanti la strada si trasforma in pista, che per via della neve non è ancora transitabile, e noi torniamo sui nostri passi fermandoci però a visitare un gruppo di case coloniche con i muri in torba risalenti all’anno mille.

A questo punto, soddisfatti ed appagati, percorriamo gli ultimi 70 km che ci separano dalla guesthouse che abbiamo scelto per la notte. Come ho già spiegato, di sovente nelle guesthouse non c’è personale fisso e bisogna telefonare al numero esposto all’ingresso per far venire l’addetto. In questo caso l’addetto non è nemmeno venuto, la porta era aperta e le chiavi erano sul bancone, mentre il pagamento è stato fatto via internet con carta di credito.


Non è certo il modo migliore di accogliere gli ospiti. Se il futuro dell’Islanda è nel turismo, come fermamente credo, gli islandesi stanno partendo però con il piede sbagliato. Approfittano della penuria di alloggi e della disponibilità dei turisti per far pagare cifre pazzesche per dei tuguri che chiamano camere in queste fatiscenti guesthouse. Il turista non è un pollo da spennare.

Il mattino seguente mi sveglio con il sole che entra prepotentemente nella stanza, in cucina non c’è nulla da mangiare quindi partiamo alla ricerca di un locale dove far colazione ma, vista l’ora, ovviamente senza successo.
Seljalandsfoss
                                                                                                                                             
Proseguiamo dunque sulla Ring 1 fino alla bella cascata di Seljalandsfoss. La nuvola d’acqua nebulizzata è come sempre molto alta e pertanto nell’avvicinarci riusciamo a bagnarci completamente. Per i più audaci c’è anche un bel sentiero, piuttosto scivoloso, che gira dietro alla cascata.
Continuiamo in direzione di Skogafoss, decisamente più imponente e affollata della precedente circondata da negozi e negozietti sorti di recente.
Facciamo la conoscenza di una simpatica coppia con bambino, australiano lui, bresciana lei, che ci chiedono di fotografarli mentre saltano tutti e tre insieme davanti alla cascata. Mah.

Skogafoss



Tappa successiva ai suggestivi faraglioni nei pressi di Vik. Il tempo purtroppo si guasta e cala una foschia che ci accompagnerà per il resto della giornata. Il posto comunque è stupendo e bello anche così.

Vik
La sabbia è nera come il carbone e fa risaltare la schiuma bianca delle onde che si infrangono a riva. Il sito è anche un’oasi naturalistica dove si possono ammirare molte specie di uccelli, tra i quali i mitici puffins o pulcinella di mare, finora mai avvistati.
Poco più avanti sorge un bel faro su una scogliera alta 110 m a picco sul mare ma viste le condizioni meteo decidiamo di proseguire fino a Vik per una piccola sosta.
Più avanti sulla Ring 1 ammiriamo sulla sinistra le tre lingue di ghiaccio del Vatnajokull, il ghiacciaio più grande d’Europa dal quale si staccano anche le centinaia di blocchi di ghiaccio, piccoli e grandi, che dopo aver attraversato  il Jokulsalron, la laguna degli icebergs, finiscono in mare aperto.


Vatnajokull

Spettacolari sono anche i blocchi di ghiaccio spiaggiati sulla sabbia nera che sembrano dei giganteschi diamanti. Un’agenzia organizza delle escursioni in laguna a bordo di mezzi anfibi ma il freddo è talmente pungente che non so proprio se ne valga la pena.

Jokulsralon


Percorriamo l’ultimo tratto di strada che ci separa da Hofn dove prendiamo alloggio in una guesthouse nuova e piuttosto carina adattandoci però in tre in un’unica camera visto l’esorbitante prezzo di 197 euro a notte.
                                                Usciamo a cena per mangiare le langoustine, molto rinomate da queste parti, e poi facciamo una lunga passeggiata cercando di riconoscere i luoghi già visti in passato. 

Qui però tutto sta cambiando, costruzioni nuove, strade nuove, la cittadina è irriconoscibile. La parte sud dell’Islanda si è trasformata parecchio cercando di dare ai turisti in aumento tutti i servizi di cui hanno bisogno. Le guesthouse ad esempio, prima inesistenti, ora sono dappertutto. 


Ci sono hotel nuovi di zecca e supermercati che vendono prodotti globalizzati. Il traffico è aumentato e si vedono in continuazione pullman carichi di turisti che sfrecciano a destra e a manca verso le località più conosciute. Questa baraonda al Nord non c'è ed è tutto molto più autentico e naturale. Per quanto mi riguarda la vera Islanda è quella là, quella degli spazi deserti incontaminati, con le pecore a bordo strada e con il vento che soffia implacabile. L’Islanda del turismo di massa a me interessa veramente poco.